AIIC - Associazione Italiana Il Cicloviaggiatore

Dalla bici alla padella: Sri Lanka 2017

Atterriamo a Colombo nel primo pomeriggio appena usciamo dall’aeroporto entriamo nell’aria rarefatta e umida della capitale cingalese. Siamo lontani dal centro e per noi è meglio mantenere la giusta distanza dal traffico della grande città così montiamo le biciclette, carichiamo le borse e ci dirigiamo verso Negombo, un piccolo centro sulla laguna. Fa caldo e dopo pochi chilometri intercetto con la coda dell’occhio la scritta fresh fruit juice su un cartello appeso al vetro di un piccolo locale. Stoppo Davide e l’invito di un succo fresco lo aggrada così entriamo ed è il primo di una lunga serie fresche parentesi a base di frutta fresca che ci prenderemo su quest’isola di smeraldo.

Non posso resistere e ordino un esotico succo di star fruit, quella che da noi si chiama carambola, mentre Davide rimane nel conosciuto optando per la papaja. Tutta frutta fresca spremuta all’istante: una delizia!

Inizia così con un rigenerante succo di frutta il nostro viaggio a pedali alla scoperta dello Sri Lanka…anche a tavola.


 

La cucina cingalese ci ha decisamente sorpresi infatti prima della nostra partenza pensavamo di trovare sapori molto simili a quella della vicina India invece abbiamo trovato tante preparazioni a base di verdure, piatti delicati e leggeri seppur sempre speziati e piccanti ma non eccessivamente. Infatti anche qui non si sfugge al mitico binomio spicy&chilli ma le dosi non sono eccessive e il tasso di capsaicina è relativamente contenuto e spesso mitigato dall’uso del latte di cocco ma attenzione trattasi pur sempre di una cucina tendenzialmente piccante.

Il piatto più diffuso è sicuramente il kottu roti. Lo si trova in quasi tutti i locali o nei chioschi lungo le strade è un piatto a base di pezzettini di paratha, pane indiano, tagliuzzati. L’impasto del pane non lievitato viene cucinato su grandi piastre tipo frittatina poi tagliato in listarelle successivamente saltate con verdure, carni, uova, formaggio, peperoncino e spezie. È il classico cibo da asporto e viene preparato all’istante e capita sovente di assistere allo spettacolo dei cuochi che velocissimi muovono coltelli e spatole in un tagliuzza, sminuzza e salta senza posa sopra le roventi piastre brune. Una volta servito questo kottu assomiglia visivamente ai nostri tagliolini o maltagliati ma il gusto è completamente diverso.

Ugualmente gettonato è il rice and curry, ovvero riso accompagnato da un intingolo il curry. L’abbiamo assaggiato in tante varianti perché non ha una ricetta standard ed è frutto della libera interpretazione e del gusto di chi lo prepara. Più o meno piccante, molto speziato o delicato al latte di cocco questo piatto consiste in una portata principale di riso, in genere bianco, accompagnato da uno stufato che può essere a base di verdure, di carne o di pesce. I ristoranti e i locali più turistici propongono assaggi dei vari curry. Attenzione non credete a quelli che scrivono che si può chiedere di dosare spicy&chili per rendere meno hot la vostra porzione.

Buonissimi sono i curry vegetariani che abbiamo preferito a quelli di carne e pesce perché sono molto vari e le verdure sono esaltate in modo piacevolissimo: curry di melanzane, di zucca (spesso utilizzata con la buccia), di fagiolini, di patate. Le verdure sono onnipresenti, buonissime e bellissime anche da vedere. Ottimo è anche il dhal curry, fatto con le lenticchie rosse.

Oltre ai take away specializzati nel kottu roti lungo la strada principale di ogni centro abitato è facile incrociare una bakery dove uno spuntino sostanzioso è sempre disponibile. Spesso è tutto fritto a partire dagli involtini di pasta ripieni di curry di verdure, carne o pesce, alle crocchette a forma triangolare o di sigaro. I roti possono essere di verdura o lenticchie rosse, mentre i ulundhu vadai sono a base di carne o pesce, di uova o di formaggio. Per la nostra esperienza quelli triangolari o tondeggianti sono vegetariani o di legumi mentre quelli a forma di sigaro sono di pesce. Questi ultimi sono stati assaggiati per caso di prima mattina a colazione: potete immaginare la nostra reazione emotiva nel trovare sotto i denti un boccone al gusto pesce e simultaneamente immaginare tutto il pesce steso sulle bancarelle sotto il sole visto lungo le strade nei giorni precedenti. Il nostro pensiero è, ovviamente, andato ai possibili effetti dell’esotica cibaria sul nostro intestino ma per fortuna non abbiamo avuto effetti collaterali.


Sempre in tema di fritto da non perdere, sulla spiaggia di Negombo, quelli proposti dagli ambulanti: granchi, gamberi, polpettine, patate e altre specialità cotte al momento, servite calde, avvolte in fogli di quaderno usati! Noi abbiamo ripassato l’algebra!


 

Una bella sorpresa ci ha riservato il fine tappa a Nuwara Eliya dove siamo arrivati domenica pomeriggio. Nel parco della bella cittadina c’è un’area stabile allestita dal Ministero dell’Agricoltura dove, una domenica al mese, si danno appuntamento donne provenienti da tutte le parti del paese per preparare le varie specialità cingalesi. Abbiamo visto preparare gli appam che sono una specie di crepes, un po’ croccanti ai bordi, preparati con una pastella a base di uova e latte di cocco, hanno una forma concava che ricordano una scodella che vengono farcite con salse, verdure, uova oppure lasciate semplici; il pol roti una sorta di piadina fatta con cocco fresco grattugiato, farina, acqua e sale; le samosas di verdure simili a quelle indiane; i pittu dolcetti fatti con una miscela di farina e cocco fresco grattugiato che vengono cotti a vapore in tubi metallici circolari. Vedere tutte queste signore indaffarate nelle loro cucine a vista è stato un vero spettacolo. Naturalmente abbiamo assaggiato quasi tutti i piatti.

Dopo Nuwara Eliya si sale fino al passo oltre il quale si inizia a scendere lungo una strada molto panoramica che attraversa le piantagioni di the Ceylon. Il verde ti circonda e ai bordi delle strade tantissime bancarelle con coloratissime verdure in bella mostra.




Grande è varietà di frutta che si trova sempre fresca: mango, banane, avocado, ananas, durian, papaja, dragon fruit, passion fruit, mangostano, jackfruit e woodapple. Quest’ultimo è un frutto molto particolare: come suggerisce il nome assomiglia ad una mela color legno, la polpa è piuttosto dura e non ha proprio un profumo invitante e il succo che si ricava è molto popolare ed è denso dal color nocciola, ha una consistenza che assomiglia alla pera e un sapore leggermente amaro che ricorda vagamente il tamarindo. Molto sostanzioso.
Poi c’è la bevanda più esotica per noi europei l’acqua del king coconut: il thambili, una varietà di noce di cocco dal caratteristico colore giallo, viene aperto dagli ambulanti a colpi di macete nella sua parte superiore, il succo versato in una caraffa, mescolato col ghiaccio e rimesso nuovamente nella noce per essere bevuto.

Un viaggio in una cucina sicuramente affascinante, ricca di sapori e gratificante per il palato.


La ragazza della Cannodale blu

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